I primordi dell'astronomia occidentale: greci e romani

 

I Greci

Il primo uomo a cui si devono le prime indagini conoscitive greche sul mondo e sull’astronomia è Talete di Mileto (624-546 a.C.) in Turchia. Di lui si hanno solo testimonianze indirette, si sa però che fu il fondatore della scuola di Mileto. Individuò per primo la costellazione dell’Orsa Minore e stimò con buona approssimazione che i diametri apparenti del Sole e della Luna sono la 720a parte del circolo percorso dal sole. Gli è stato attribuito anche la divisione dell’anno in quattro stagioni e 365 giorni; nonché la previsione di solstizi ed equinozi, e infine di un eclisse di Sole.

Anassimandro (610-546 a.C.) discepolo di Talete diede un grande contributo all’astronomia. Fonti indirette dicono che fu l’inventore dello gnomone per rivelare l’altezza del sole e della luna e quindi l’inclinazione dell’eclittica. Egli riteneva il mondo un cilindro posto al centro dell’universo con i corpi celesti che vi ruotano.

Universo di Anassimandro

Anassimene (ca 566-528 a.C.) discepolo di Anassimandro sosteneva che la terra fosse piatta così come il sole e la luna, sorretti sull’acqua. Sosteneva anche la natura ignea delle stelle e terrosa dei pianeti e che la Luna riceve luce dal Sole, avrebbe inoltre spiegato il fenomeno delle eclissi.Pitagora

Pitagora (ca 570-496 a.C., Samo - Metaponto). Fu il fondatore di una celebre scuola a Crotone, una scuola che divenne ben presto a carattere settario con idee e dottrine assai particolari. Ciò che sorprende però di queste idee è la loro modernità: a parte i grandi contributi alla matematica e alla geometria come il famoso teorema, vi sono anche dei contributi all’astronomia. Intuì che Vespero e Lucifero fossero lo stesso corpo, ossia il pianeta Venere. Ma un contributo maggiore lo diede Filolao della stessa scuola, il quale sosteneva un modello di sistema solare non geocentrico. Al centro dell’universo vi era un grande fuoco ove vi ruotano la Terra, l’Antiterra, la Luna, il Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. L’esistenza dell’antiterra fu introdotta probabilmente per giustificare l’invisibilità del fuoco centrale che veniva occultato da quest’ultima, nonché dalla necessità di arrivare ad un numero totale di dieci corpi.

 

 Universo Pitagorico

 

Platone (Atene 427-347 a.C.) il grande filosofo, divenne ben presto allievo di Socrate e lo seguì sino alla morte. Compì anche diversi viaggi in Egitto, poi a Taranto ove entrò in contatto con i pitagorici, a Siracusa e infine tornò ad Atene ove fondò una scuola nota come Accademia che rimase fiorente per millenni. Di lui si sa che la sua visione dell’universo era inizialmente eliocentrica poi ritrattata in tarda età per il geocentrismo. Tuttavia intuì la sfericità della terra e il fatto che la luna ricevesse luce dal sole.

Un’importante passo in avanti per l’astronomia avvenne con Eudosso di Cnido (ca 406-355 a.C.) di origini umili, poté studiare ad Atene grazie all’aiuto finanziario dei suoi Sfere omocentriche di Eudosso di Cnido concittadini. Seguì l’insegnamento di Platone e dei sofisti, poi fece un viaggio in Egitto ove studiò astronomia portando poi in Grecia una più esatta conoscenza dell’anno Tropico di 365 giorni e ¼. Ma la sua fama è legata alle sfere omocentriche, in cui partendo dall’idea che i moti dei corpi celesti siano circolari uniformi, volle dare una spiegazione reale ai movimenti retrogradi e agli stazionamenti dei pianeti. Per le stelle fisse fu facile attribuire una sfera immobile, mentre per i pianeti e per la luna il moto complicato venne spiegato con una prima sfera che induceva un moto diurno, un’altra omocentrica per il moto mensile ed infine una terza ed una quarta ma con diverso asse per il moto retrogrado. Tenendo conto che anche il Sole ne possedeva tre, si giunge ad un sistema di ben 27 sfere. In tal modo seppur ignorando le variazioni di luminosità dei pianeti si provava a dare una prima spiegazione ai moti planetari.

 

Aristotele (384-323 a.C.) è da considerare il più grande studioso dell’antichità. Nacque a Stagira nella Macedonia, a 17 anni si recò ad Atene per studiare nell’accademia di Platone restandoci sino alla morte dello stesso. Poi si recò alla corte di Filippo II di Macedonia come precettore del figlio Alessandro che sarebbe divenuto il famoso Alessandro Magno. AllaUniverso di Aristotele morte del re e salito al trono il figlio, Aristotele tornò ad Atene per fondare la scuola Peripatetica. Qui vi organizzò uno zoo e una biblioteca che fu anche il primo nucleo di quella più famosa di Alessandria. Il campo delle sue conoscenze e degli studi fu vasto ed abbracciando molti aspetti del sapere: astronomia, fisica, meteorologia, psicologia e biologia. Ma il campo che a noi interessa è appunto il primo. Il suo fu un contributo alla scienza che indirettamente bloccò per 2000 anni l’evoluzione del pensiero essendo le sue idee acquisite acriticamente dalla chiesa che ne fece un dogma assoluto e difficile da scardinare. Egli attribuì una realtà fisica alle sfere di Eudosso delle quali avendo anche molti elementi che dimostravano l’insufficienza delle 27 sfere, ne aggiunse altre per sopperire alle evidenze osservative. Egli arrivò quindi a immaginare un complicato sistema di 55 sfere animate da un motore immobile il quale dava moto a tutte le sfere, in cui l’effetto d’attrito contribuiva a creare un moto differente per ogni sfera. Ovviamente il suo era un sistema geocentrico in cui le distanze tra  corpi celesti erano più fittizie che reali. Tuttavia Aristotele diede anche un contributo positivo quale quello della sfericità dei corpi suggerita da deduzioni corrette. Le fasi della luna infatti venivano spiegate con l’esistenza di un corpo sferico. Ma anche la terra doveva essere sferica poiché proiettava ombre circolari nelle eclissi di luna, ed inoltre al variare della latitudine si notava una differente altezza delle stelle.  

Nell’uniformità di vedute che si avrà con le teorie aristoteliche vi fu uno scienziato definito il Aristarco di SamoCopernico dell’antichità” in controtendenza, Aristarco di Samo (310-230 a.C.) egli portò avanti la concezione dell’universo di Eraclide Pontico che ammetteva la rotazione di Mercurio, Venere e Marte attorno al sole, anche se poi la terra era sempre al centro dell’universo e il sole e gli altri pianeti vi ruotassero attorno. Aristarco perfezionò ancor più la teoria spostando il sole al centro dell’universo; il moto dei corpi quindi diveniva più semplice da spiegare anche se non ancora perfetto data la mancata applicazione delle orbite ellittiche. Inoltre considerò il moto rotatorio della terra su di un asse inclinato che spiegava le stagioni. Ma i dissensi erano enormi soprattutto nel non notare la variazione di parallasse delle stelle che Aristarco considerava irrilevabile data la loro distanza. Ed inoltre la rotazione della terra sarebbe dovuta essere assai rapida tanto da riscontrarsi lanciando semplicemente un sasso e facendolo ricadere. Egli inoltre applicò un sistema per misurare la distanza terra-sole. In un giorno in cui si ebbe nel cielo la luna al primo quarto assieme al Sole e considerando l’angolo S-L-T di 90° misurò quello della terra con la luna ed il sole, trovando un valore di 87°. Con gli angoli ottenuti ottenne che la distanza Terra-Sole era 19 volte maggiore di quella tra la Terra e la Luna; il valore reale è di 400 volte, ma l’importanza di tale misura non consiste nella precisione riscontrata, quanto nell’intuizione del metodo usato.  

Metodo di Aristarco per la misura della distanza Terra-Sole

 

L’antichità ricorda anche lo scienziato che per primo misurò la lunghezza del meridiano terrestre, Eratostene da Cirene, Egitto (ca 276-195 a.C.). Fu un matematico e un geografo stimato da Archimede col quale ebbe corrispondenza e amicizia. Divenne capo delle istituzioni alessandrine per ben 35 anni, nel periodo di massimo splendore della scuola di Alessandria. Migliorò notevolmente le carte geografiche che risalivano ad Anassimandro e fu il primo a dividere la terra in meridiani e paralleli, dando anche al globo le 5 zone climatiche che oggi conosciamo: 2 polari, 2 temperate e una equatoriale. Ebbe metodo di Eratostene un’educazione cosiddetta “internazionale” perché studiò dapprima a Cirene poi ad Alessandria e infine ad Atene. Per misurare quindi la lunghezza del meridiano terrestre ebbe come riferimento 2 città, Alessandria e Siene, l’odierna Assuan. Partendo dall’ipotesi che esse si trovassero sullo stesso meridiano (seppur nella realtà sono separate da 3° di longitudine, ma la distanza rende irrilevante gli errori), misurò la distanza tra le città e pose i raggi solari concettualmente paralleli tra loro. Il giorno del solstizio d’estate a Siene il sole è allo zenit, quindi ponendo 2 gnomoni con uno scafo che determina l’angolo dell’ombra, riscontrò ad Alessandria un angolo a. Questo angolo corrispondeva all’angolo posto ipoteticamente al centro della terra tra le rette che congiungono le due città. Il suo valore era di 1/50 di giro (ancora i gradi sessagesimali non erano stati ufficialmente introdotti) che equivaleva a 250.000 stadi, quindi 39.400 Km contro i 40.000 reali. Ma egli non contento volle fare altre misure. Attese il solstizio d’inverno e misurò con gli gnomoni l’angolo dell’ombra fra le due città, la misura fu assai simile. Le fonti poi parlano di una terza misura tra Siene e Meroe a N-E di Khartoum all’equinozio, ottenendo un’altra misurazione. Il risultato fu veramente eccezionale vista la precisione della misura. Si dice anche che egli abbia riportato la misura della distanza terra-sole e terra-luna, forse utilizzando il metodo di Aristarco.

Nel cercare di migliorare ulteriormente il modello di universo di Aristotele, che ormai presentava delle evidenti lacune, ci fu un grande matematico greco Apollonio di Perge in Turchia (ca 260-200 a.C.) che introdusse per primo gli epicicli e i deferenti. Egli studiò ad Alessandria ove scrisse dei libri di matematica e geometria con dei trattati sulle curve (ellisse, parabola, iperbole) che avrebbero costituito un riferimento per molti matematici sino al 1800. Apollonio in astronomia disse che i pianeti ruotano sì attorno alla terra su di un cerchio e ad una velocità costante chiamata deferente, ma gli stessi ruotano attorno ad un cerchio immateriale detto epiciclo. Inoltre per spiegare le differenze osservative introdusse il modello eccentrico, ossia con la terra non perfettamente al centro del deferente. In tal modo la rotazione dei pianeti avveniva secondo un modello matematico molto vicino alla realtà con moti retrogradi e persino variazioni di luminosità del pianeta. Per spiegare poi le elongazioni di Venere e Mercurio Apollonio pose il centro dell’epiciclo sempre allineato col Sole e la Terra con un giro di un anno e quindi con oscillazioni massime e minime. Per i pianeti esterni invece il moto è uguale alla loro rivoluzione siderale.  

Epicicli e DeferentiMoto apparente di un pianeta

 

L'ultimo grande astronomo osservativo d'età ellenistica fu Ipparco di Nicea (ca 190-125 a.C.) in Turchia. Visse ad Alessandria per poi spostarsi a Rodi ove aprì un osservatorio. Utilizzando vecchie osservazioni e cataloghi stellari primordiali, Ipparco ne creò uno nuovo con 850 stelle Ipparco assegnandovi anche le coordinate ellittiche. Nel compilare il catalogo osservò nel 134 a.C. una stella nova nello scorpione che contraddiceva l'immutabilità del cielo. Classificò le stelle in una scala di sei grandezze che oggi conosciamo come magnitudini stellari. Tramite questi elementi Ipparco poté notare che tra le sue osservazioni e quelle del passato v'era una certa differenza. Questo fenomeno implicava lo spostamento del centro di rotazione del cielo che costituisce la precessione degli equinozi. Il suo studio fu così accurato che poté calcolare i valori di spostamento supposti in 45” d’arco all’anno (oggi accettato di 50”). Il periodo totale di rotazione era di 26.000 anni. Furono sempre i suoi studi a introdurre grandi contributi alla matematica con le corde, gli archi e le funzioni di seno e coseno trigonometriche, infine divise il cerchio in 360° usando definitivamente il sistema sessagesimale. Stabilì con buona precisione la differenza tra anno tropico e sidereo calcolandone anche i tempi. Misurò anch'egli con il metodo di Aristarco ed Eratostene la distanza terra-luna e terra-sole. Introdusse poi degli strumenti utilissimi quali l'astrolabio e la diottra con la quale misurò le variazioni apportate dal disco solare e lunare. Fu infine un valente cartografo.

 

I Romani

In mezzo a tanta cultura ellenistica, i Romani non ebbero molto spazio nel portare avanti le scienze astronomiche. Si può però ricordare il contributo alla creazione del moderno calendario da parte di Giulio Cesare (ca 100-44 a.C.) che su suggerimento di Sosigene riformò il calendario inserendo gli anni bisestili che vennero applicati in tutto l'impero. Si ricorda anche Plutarco (ca 46-127 d.C.) valente biografo e filosofo latino, il quale oltre a descrivere le vicende del suo tempo intuì che la rotazione lunare impedisce la caduta sulla terra e che quindi anche gli astri sono corpi in reciproca attrazione. Inoltre disse già da allora che la superficie lunare é di natura uguale a quella terrestre nonché composta di monti e valli luminose per effetto della riflessione della luce solare.

avanti