Tolomeo e i precopernicani
L’ultimo grande astronomo dell’antichità
Claudio
Tolomeo (ca 100-168 d.C.) fu l’astronomo che per primo dette un summa completo
all’astronomia dell’epoca. Visse
per tutta la vita ad Alessandria e fu spesso confuso con i re della dinastia dei
Tolomei. La sua enorme fama proviene dal libro Almagesto che deriva il
suo nome dalla parola “la grandissima” in greco “meghiste”
e in arabo “al maghiste”. I libri dell’Almagesto contengono la
somma di tutto il sapere del passato, ed essi sono talmente completi da divenire
in breve tempo un riferimento per i secoli futuri. In esso Tolomeo riprese e
riadattò le vecchie teorie astronomiche alle nuove scoperte; stabilì il
sistema geostazionario come punto irremovibile delle sue idee dal quale
giustificò il moto dei pianeti con le teorie di Apollonio ed Ipparco,
usando epicicli e deferenti. E nel cercare di creare un modello quanto più
preciso possibile, che soprattutto non differisse dalle osservazioni,
introdusse il concetto di equante: ossia che
la terra si trovi leggermente discostata dal centro del cerchio deferente e che
il deferente stesso sia a sua volta leggermente eccentrico ma con un moto
costante. Con questo “stratagemma” Tolomeo riuscì a non discostarsi troppo dai principi aristotelici di circolarità
delle orbite e di costanza del moto. Difatti l’eccentricità produce un moto
che dalla terra appare non costante ma che poi in effetti é continuo. Fu con
questo sistema che si riuscì a giustificare tutti i moti dei pianeti, anche
quelli retrogradi.

Anch’egli
accettò la precessione degli equinozi dando però un valore stranamente
peggiorato nella stima data la possibilità di effettuare misure ancor più
precise del passato. Scoprì poi l’evezione lunare e determinò la
distanza della luna col metodo della parallasse diurna. Creò un catalogo
stellare con 1028 stelle usando le carte di Ipparco ove divise anche il
cielo in costellazioni, tra le quali le 12 dello zodiaco, nonché usò il metodo
delle magnitudini stellari. Fu poi un evoluto cartografo rinomato per
tutto il medioevo. Alcune delle sue mappe le usò persino Colombo nel suo
viaggio verso le americhe. Tuttavia pur dividendo giustamente il mondo in
meridiani e paralleli fece degli errori nell’adottare la misura del meridiano
di Posidonio e non quella di Eratostene ben più precisa; da ciò le sue mappe
risultano falsamente allungate. Affrontò infine i problemi della rifrazione e
dell'ottica. Nel Tetrabiblos, un libro assai famoso perché considerato
la “bibbia” dell'astrologia, innalza la stessa come scienza esatta.
Gli ultimi contributi prima di Copernico
Subito
dopo i grandi apporti di Tolomeo la scienza rimase pressoché ferma per poi
esplodere successiv
amente con Copernico. Si riscontrano solo piccole figure che
contribuirono all’astronomia con osservazioni e deduzioni utili a scardinare
ulteriormente il comune pensiero sul geocentrismo. Inoltre non bisogna
dimenticare il contributo della cultura araba dalla quale derivano molti
termini noti: zenit, nadir, almanacco e i nomi di stelle come: Aldebaran, Altair,
Vega, Rigel ecc. Tra gli arabi si ricorda Al Battani noto come Albategnus
(858-929) il più grande astronomo arabo il quale rese ancor più precise le misure
dell’obliquità dell’eclittica e della precessione degli equinozi. Arzachel
(ca 1029-1087) ideò e costruì diversi strumenti. L’inglese Bacone
(1214-1292) invece si accorse per primo degli errori del calendario
giuliano
e segnalò i punti di vulnerabilità del sistema Tolemaico; diede anche
un grande apporto all’ottica comprendendo i fenomeni di riflessione e
rifrazione. Mentre l’italiano Toscanelli (1397-1482) fu un osservatore
di comete, osservò cinque comete importanti tra cui quella che sarebbe
divenuta la cometa di Halley. Infine anche Leonardo da Vinci (1452-1519)
tra le tante attività di cui si interessò guardò con interesse verso
l’astronomia e constatò che in uno specchio sferico era possibile osservare
la luna ingrandita. Disegnò le “macchie lunari” definendole mari e
interpretò correttamente il fenomeno della luce cinerea.
